La malattia di Parkinson è un disturbo neurologico progressivo che ha un impatto sul movimento e, spesso trascurato, sul benessere mentale. Tra il 43% e il 53% delle persone con Parkinson sperimentano anche ansia, un sintomo che peggiora significativamente la qualità della vita se non trattato. Questo non è semplicemente un problema psicologico; L’ansia nel Parkinson può peggiorare i sintomi motori come tremori e congelamento, interrompere il sonno e accelerare l’impatto della malattia.
Perché l’ansia è comune nel Parkinson
Il legame tra il Parkinson e l’ansia è multiforme. La malattia stessa altera la chimica del cervello, in particolare i livelli di dopamina, che regolano l’umore. Le fluttuazioni nell’efficacia dei farmaci (tempi “on” e “off”) creano picchi di sintomi imprevedibili che inducono ansia. Al di là della biologia, la realtà quotidiana di una malattia cronica e progressiva – perdita di indipendenza, paura di cadere, sintomi imprevedibili – comporta un pesante tributo psicologico.
Riconoscere l’ansia nel Parkinson
L’ansia in questo contesto non è solo una preoccupazione generale. Si manifesta come:
- Terrore o paura persistente: una sensazione che non si attenua con un temporaneo sollievo dallo stress.
- Sintomi fisici: Battito cardiaco accelerato, tensione muscolare, mancanza di respiro, nausea, vertigini.
- Aggravamento dei sintomi motori: l’ansia può peggiorare tremori, discinesia (movimenti involontari) e congelamento dell’andatura.
- Comportamento di evitamento: Isolarsi per evitare di innescare situazioni o imbarazzi.
Fondamentalmente, l’ansia nel Parkinson può fluttuare con i sintomi motori. Alcuni individui sperimentano un picco di ansia durante i periodi “off”, quando i farmaci svaniscono e il controllo motorio si deteriora.
Strategie di gestione efficaci
Il trattamento dell’ansia nel Parkinson deve essere olistico. Ecco cosa funziona:
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Adeguamenti dei farmaci: il primo passo è rivedere il regime terapeutico. Il medico può modificare il dosaggio o i tempi per ridurre al minimo i tempi “off”, quando l’ansia è spesso massima. Le terapie di infusione continua (Duopa o Onapgo) possono fornire livelli di dopamina più stabili, riducendo l’ansia nei casi avanzati.
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Antidepressivi/Farmaci ansiolitici: gli SSRI e gli SNRI sono spesso preferiti, poiché generalmente hanno meno effetti collaterali rispetto alle benzodiazepine. Le benzodiazepine possono essere usate con cautela, ma deve essere considerato il rischio di cadute, sedazione e deterioramento cognitivo.
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Terapia della parola (CBT): la terapia cognitivo comportamentale aiuta a riformulare i modelli di pensiero negativi e a sviluppare meccanismi di coping. È più efficace quando l’ansia è costante, indipendentemente dalle fluttuazioni motorie.
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Gruppi di sostegno tra pari: condividere esperienze con altre persone che vivono con il Parkinson riduce l’isolamento e fornisce strategie pratiche di coping.
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Cambiamenti nello stile di vita:
- Dare priorità al sonno: un programma di sonno regolare, l’evitare caffeina e alcol prima di andare a letto e il trattamento dei disturbi del sonno sottostanti possono ridurre significativamente l’ansia.
- Esercizio fisico regolare: attività aerobiche come camminare, ballare o nuotare migliorano l’umore e rallentano la progressione della malattia.
- Pratiche mente-corpo: Yoga, tai chi e meditazione calmano il sistema nervoso e migliorano la resilienza emotiva.
- Evitamento dei fattori scatenanti: identificare e ridurre al minimo i fattori di stress (ad es. dolore non trattato, costipazione) può prevenire le spirali di ansia.
L’importanza della comunicazione aperta
Il passaggio più critico è la comunicazione onesta con il tuo medico. Molte persone esitano a discutere di problemi di salute mentale, ma un trattamento efficace richiede di affrontare tutti i sintomi, compresa l’ansia. Un approccio proattivo, ovvero l’adeguamento dei farmaci, il proseguimento della terapia e l’adozione di abitudini sane, può migliorare notevolmente la qualità della vita delle persone affette da malattia di Parkinson.
Ignorare l’ansia non solo degrada il benessere ma può anche accelerare l’impatto fisico della malattia. Cercare aiuto non è solo consigliabile; è essenziale per gestire efficacemente il Parkinson.


















